domenica 29 gennaio 2012

Ti consuma,
si staccano pezzi di pelle marcia,
hanno paura,
fracassano le orecchie,
sono le luci della morte.

Io e te,
due costole ed una mano,
lo sai tu, lo so io
uccelli rapaci ci guardano,
bramosi di divorarci i cuori,
si distruggono i sogni di una sola notte
in un solo soffio fra le spine.

Mi conficco il cuore
con una spilla per ciascun
peccato,
non vale la pena rimanere attenti,
si cancellano,
e rimane l’essenziale,
cupo e nebbioso.

Non sono stanca di amarti.

domenica 15 gennaio 2012

dunque.
dico solo che sto na favola, che mi è passato tutto quanto.
e che penso che ciò che ho vissuto nelle ultime due settimane sia stata la prima fase del diventare consapevolmente adulti, maturare i propri pensieri, capire quali sono le cose che ci importano.
voglio esprimere ora la mia teoria sulle relazioni d'amore e non d'amore.
penso che l'essere insieme, cioè l'essere una coppia ufficialmente, rovini tutto quanto.
si passa tempo insieme. sempre. anche quando non si ha voglia, anche quando le cose che in quel momento si condividono sono pari a zero perchè ognuno fa ciò che vuole. uno gioca al pc, l'altra lavora a maglia. che senso ha? nessuno.
si cade in una quotidianità e noia mortale.
non si passa tempo insieme perchè se ne si ha voglia, ma perchè ci si sente obbligati.
soffocati dallo stare continuamente insieme.
sapere continuamente cosa sta facendo l'altro, controllarlo, osservarlo, per potergli magari in futuro, in un momento di crisi, rinfacciare "sì ma tu non mi hai guardata per ben 33 minuti di fila!!!".
credo sia necessario non aspettarsi mai nulla dall'altro, per non rimanere delusi dalle proprie aspettative. sottolineo il "proprie", perchè qui subentra una questione fondamentale. quando si sta insieme, cioè si è una coppia, ci si dimentica che si è due persone staccate, che hanno interessi e abitudini diverse. si pensa al plurale, come se tutto ciò che si vuole per sè stessi lo voglia anche l'altro nello stesso momento.
mettiamo che io abbia voglia di uscire, l'altro non vuole. okay. che problema c'è. chiedo all'altro cosa vuole fare. non lo sa. okay. che problema c'è. esco da sola. mi faccio il mio giro e torno, magari gli è venuto in mente un'idea strepitosa che voglio fare insieme a lui.
l'aspettativa che si ha nel momento in cui si diventa una coppia è solitamente quella che tutto ciò che tu voglia fare, lo voglia fare anche l'altro. ma ci si sbaglia clamorosamente.
meglio non avere aspettative e accettare il fatto che anche se ci si piace, non è che ci si fonda in un essere unico, magari per osmosi.
e se io non ho voglia di sentirti, te lo dico. e spero che tu farai la stessa cosa.
perchè non c'è cosa più bella che poi avere voglia di vedersi, di condividere e parlare di ciò che si ha vissuto nel momento in cui l'altro non c'era.
io non voglio una relazione.
io voglio una condivisione.
non perenne.
solo quando entrambi lo vogliamo.

martedì 10 gennaio 2012

solo perchè si è tristi cronici, non vuol dire che non ci si accorga delle meraviglie della vita.
ad esempio uno dei miei momenti preferiti è quello quando nell'addormentarsi il respiro si fa lento e silenzioso per poter ascoltare il respiro della persona accanto a sè. quando lui poi fa lo stesso è come se si venisse immersi in un profondo silenzio. anzi è come se si galleggiasse sul silenzio. come se pian piano ti avvolgesse e quando una volta hai sentito per tanto niente, succede all'improvviso che senti un costante tum tum. uno scorrere ritmato. che pian piano diventa più veloce perchè ti meravigli di sentire di nuovo qualcosa.
poi capisci che è il ritmo del tuo e del suo sangue, pompato dal suo e dal tuo cuore.
quello è un momento in cui amo la vita.

lunedì 9 gennaio 2012

non so sinceramente perchè stamattina mi sia salita la voglia di aprire un nuovo blog e iniziare di nuovo a scrivere. forse la voglia di cambiare qualcosa, di vivere di nuovo. ma vivere come? scrivendo delle stupide, insensate, confuse parole su una piattaforma virtuale, perchè qualcuno finalmente senta che sto gridando aiuto? è questo vivere? vivere è voler morire? vivere per me è la peggior punizione. voglio morire. non posso. devo vivere.
so che nessuno vuole leggere cose del genere e tanto meno sentirle dire. non so come reagirei se un amico mi dicesse "senti io voglio morire, ciò non significa che voglio uccidermi, ciò significa che non riesco a sopportare la vita e ogni mattina in cui mi sveglio e mi accorgo di essere ancora sulla faccia di questo stupido pianeta, inizia di nuovo a lacerarmi. la vita mi lacera, ma non mi uccide. secondo te cosa posso fare?"
ehmbé, risponderei. cazzo ne so!?
un bel dilemma in effetti.
bisogna trovare il modo di vivere, come, dove, quando, perchè, per quanto. per quanto mi interessa in particolare.
dunque questo blog sarà un mortuario come avete capito. ultimi pensieri prima che una personalità muoia, pensieri di morte, pensieri di puro odio verso la vita. ci sarà una rinascita ne sono certa. il mio nome significa rinata. io rinasco ogni volta che ho crisi esistenziali, purtroppo sono veramente tante. rinasco. una nuova io. sperando che questa volta finalmente mi piaccia, mi riesca ad accettare.
ma so già che la paranoia e l'isteria non riusciranno ad abbondarmi.
quindi vedetemi semplicemente come una vecchia scorbutica con occhi di vetro, ottocento gatti neri, i capelli bianchi e selvaggi, la scogliosi, attacchi isterici. e faccio definitivamente paura ai bimbi.